150° anniversario dell’Unità d’Italia: così uniti, così divisi

- di Chiara Laterza -

Il 17 marzo 2011 si celebreranno i 150 anni dall’Unità d’Italia. Un evento storico che, però, presenta ancora tutte le difficoltà organizzative del caso, con fondi bloccati e burocrazie ferruginose. Il tutto a dimostrazione che la parola unità, nel nostro paese, non sempre è interpretata come unione..

21 luglio 2009

150-anni-unita-italiaCome ci sentiamo uniti, noi italiani, quando la nazionale vince i mondiali di calcio, quando la stampa estera ci attacca con i soliti luoghi comuni, quando nei paesi stranieri vediamo campeggiare insegne di trattorie con pizza, spaghetti e caffè, o quando, tutti insieme, abbiamo la possibilità di manifestare la nostra solidarietà a chi è stato vittima di eventi catastrofici o a chi, per un motivo o per un altro, vive in condizioni svantaggiate. Ma noi, così come ha ben evidenziato lo storico Ernesto Galli della Loggia nell’editoriale apparso su “Il Corriere della Sera” del 20 luglio, siamo, e rimarremo, italiani senza memoria. Quella memoria storica che non ci appartiene, perché non la conosciamo o perché non l’abbiamo mai vissuta.
Il 17 marzo 2011 si festeggerà il 150°anniversario dell’Unità d’Italia, un evento nato con l’obiettivo di far scaturire una riflessione sul nostro senso di appartenenza al popolo italiano in un momento di valutazione e di retrospezione profonda diverso dalle solite manifestazioni culturali. “Un’immagine a brandelli e di fatto inesistente” dell’Italia è invece la risultante da questa accurata riflessione condotta dai maggiori critici, storici e giornalisti che in questi giorni hanno risollevato la questione dei festeggiamenti per il 150° anno dell’Unità d’Italia. A circa un anno e mezzo dall’evento, infatti, ancora non è stato approvato il logo ufficiale per le manifestazioni e il reperimento di fondi è praticamente bloccato.
A dimostrare l’effettiva esistenza di una pur debole volontà di organizzare eventi nazionali dedicati è la presenza di un Comitato dei garanti, il cui ruolo è ancora da definire, e il cui Presidente è Carlo Azeglio Ciampi. Lui stesso, appena tre mesi fa, ha cercato di sollecitare il ministro Bondi ad elaborare un programma di iniziative da attuare per la ricorrenza, senza però ottenere una grande considerazione in merito. Con quali finanziamenti, infatti, si dovrebbe procedere? Nell’ormai lontano 2008 il comitato interministeriale composto da Francesco Rutelli, Tommaso Padoa-Schioppa, Antonio Di Pietro e Linda Lanzillotta aveva messo in bilancio dagli 800 ai 1.000 milioni di contributi da destinare agli enti locali per realizzare diverse opere allestite in occasione dell’anniversario. Si pensava, ad esempio, ad un grande museo della storia nazionale o ad una grande biblioteca. Banale, si sarà pensato, perché, ipso facto, il governo Prodi ha deciso, nel 2007, di destinare i finanziamenti ad 11 opere pubbliche di altrettante città italiane: il parco costiero del Ponente ligure ad Imperia, un auditorium con conseguente delocalizzazione del campo di calcio ad Isernia, il nuovo Palazzo del Cinema di Venezia e molti altri, sono solo alcuni esempi della destinazione-tipo dei fondi concessi…
Caduto il Governo Prodi, quello di Berlusconi non poteva essere da meno: ecco dunque arrivare 40 milioni al Palazzo degli esami di Roma, 3 milioni al Comune di Latina per la riconversione di un ex caserma, 150 mila euro a Catania per rendere l’Orto Botanico accessibile ai non vedenti e tanti, tanti altri casi che testimoniano come l’Italia sia sempre unita quando si tratta di distribuire e di ricevere denaro senza nessuna logica o criterio che ad essa si ispiri.
Solo Torino, ricevuta una prima parte di contributi, ha delineato un programma di eventi, mostre e celebrazioni per rendere omaggio all’Unità d’Italia in quella che è stata la prima capitale italiana. Il Comitato “Italia 150”, infatti, ha già previsto una grande mostra dal titolo “Fare gli Italiani” nell’area delle Officine grandi riparazioni e ha già concluso un concorso dedicato agli studenti per la creazione della matita simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Ma si tratta di un’azione locale, che quasi stona in un contesto nazionale dove, in 150 anni, l’unità ha sempre rimandato alla singolarità e non all’unione.

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