Demolire e ricostruire per rimodellare le città: il versante “creativo” del Piano Casa di Manuela Ricci
- di Manuela Ricci -
2 luglio 2009
Il dibattito sul Piano casa si è attestato prioritariamente sull’incremento di volumetrie tout court. La “demolizione e ricostruzione”, contemplata nel decreto, appare, in prima istanza, come un argomento di risulta, forse proprio per la nostra scarsa abitudine a promuovere questo tipo di operazioni.
In realtà, la “sostituzione” può costituire un punto strategico del provvedimento, sia per l’entità degli effetti economici diretti e indiretti sia per l’innalzamento qualitativo degli insediamenti urbani: demolire immobili – con problemi statici, disuso e degrado pesante - e ricostruire edifici, che organicamente integrati nei contesti di pertinenza, rispettino criteri di sostenibilità e propongano forme innovative di organizzazione urbana.
Una ricerca sviluppata dal Dipartimento di Pianificazione Territoriale e Urbanistica (Sapienza, Università di Roma), per conto del Comune di Roma e del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti (2007), ha evidenziato la diffusa presenza in Europa di questo tipo di programmi, che coinvolgono direttamente la proprietà privata (analogamente a quanto potrebbe verificarsi nel Piano casa).
Il Forum di Edilizia e Territorio, svoltosi recentemente a Roma, ha messo in luce, attraverso i due progetti presentati (Giustiniano Imperatore a Roma e riconversione fabbriche Pigna a Bergamo), come questi strumenti possano costituire valide occasioni per rimodellare parti di città.
Manuela Ricci è Direttore FOCUS, Centro di ricerca Sapienza, Università di Roma, sulla valorizzazione dei centri storici minori
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