Miniera di Furtei: il miraggio dell’oro

- di Chiara Laterza -

Quello della miniera di Furtei sembra un disastro ambientale annunciato con ripercussioni non solo sull’ambiente circostante e sull’economia della Regione sarda, ma che rappresentano un rischio reale di avvelenamento di persone ed animali causati dall’abbandono dei bacini di cianuro, utilizzati una tempo per l’estrazione dei metalli preziosi. Quello che doveva essere l’El Dorado sardo, si è rivelato invece un catastrofico miraggio…

26 maggio 2009

miniera-furteiEsiste un luogo leggendario dove le ricchezze sono innumerevoli e i metalli preziosi ordinari prodotti della terra. È l’El Dorado per eccellenza, il luogo che in molti aspettavano di raggiungere, almeno in Sardegna. In questa terra dove le ricchezze abbondano e la natura è stata più che generosa nel prolificare polmoni verdi e paradisi costieri terrestri,  l’oro del sole non ha mai reso abbastanza da poter essere l’unico traino economico della Regione. E allora si è cominciato a cercare altrove.
Inizialmente i vari quotidiani locali, i sindaci più conservatori  e le popolazioni autoctone storcevano il naso a quella che poteva diventare la grande avventura aurifera della Sardegna, il progetto dell’oro estratto dalle miniere di Furtei o del rame di Funtana Raminosa o dell’ossidiana di Monte Arci.
Ma la ricerca non ha lasciato spazio a nessun tipo di dubbio: alla fine degli anni ‘80 la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Cagliari, durante una ricerca sui giacimenti metalliferi,  individua dei siti particolarmente fecondi di oro e metalli associati a Furtei e Osilo, rispettivamente nel Medio Campidano e in provincia di Sassari.
L’attività estrattiva aveva dunque inizio e, con essa, cominciavano a nascere le aziende e le società che cominciarono a gravitarle intorno, attratte tutte dalla stessa meta: l’oro e il profitto ad esso correlato.
È a partire da queste aspettative che, nel 1988, nasce la joint venture tra la Progemisa (Prospezioni Geologiche sarde), parte dell’Ente Minerario Sardo, e la SIM (Società Italiana Miniere) facente parte dell’AGIP, con sede ad Iglesias. Ben presto, però, l’AGIP si tira fuori dal progetto per una precisa scelta aziendale di abbandono del settore minerario, venendo sostituita prontamente da due aziende australiane, entrambe leader nel comparto della ricerca mineraria.  Dall’intesa di questi 3 soggetti (Progemisa e le 2 aziende australiane) nasce, nel 1993, la Sardinia Gold Mining S.p.a. che nel 1997 esibisce il suo primo lingotto d’oro alla presenza delle maggiori cariche istituzionali del territorio sardo.
Questa breve cronistoria è importante per capire il contesto di ciò che è diventata Furtei e la sua miniera oggi: un vero e proprio disastro ambientale che, al contrario delle aspettative, non ha prodotto ricchezza alcuna per la Regione né ha garantito posti di lavoro agli abitanti dei siti interessati. In compenso è responsabile della scomparsa di 3.500.000 tonnellate di montagne e colline nonché dell’abbandono degli incalcolabili residui tossici accumulati in anni di lavorazione.
Nel dicembre 2008, infatti, il progetto per la coltivazione in sottosuolo del giacimento a solfuri, indispensabile per la sopravvivenza della miniera, non è stato approvato, complici sia il prezzo instabile dell’oro, sia la crisi generale dei mercati che non azzarda nell’investimento rischioso. La miniera oggi è quindi in liquidazione e i bacini di cianuro, utilizzati un tempo per l’estrazione dei metalli preziosi, straripano di liquido misto a sali essiccati che si propagano in tutto il territorio circostante avvelenando così i pascoli e le piantagioni e rappresentando nel contempo un rischio reale anche per le persone che li inspirano.
Il 6 maggio scorso il Comitato provinciale del Medio Campidano per l’ambiente si è riunito a Sanluri per discutere delle problematiche connesse a tale abbandono e per rintracciare i responsabili dell’abbandono del sito in situazioni di totale insicurezza. La legislazione vigente in materia ambientale prevede, infatti, che i titolari di concessioni o autorizzazioni per attività estrattive debbano annualmente accantonare una somma per il ripristino ambientale. Cosa che non è stata neppure lontanamente ipotizzata in questa occasione.
Al posto delle cave, ora, si vorrebbero far nascere dei polmoni verdi destinati a percorsi turistici volti alla scoperta dell’archeologia mineraria. Ma per tale ambizioso progetto, il sindaco di Furtei, Luciano Cau, ha previsto e richiesto un finanziamento di circa 37 milioni di euro alla Regione Sardegna (necessari solo per il prosciugamento della diga e la piantumazione di una decina d’alberi) che adesso attende l’approvazione della nuova Giunta Regionale guidata dal governatore Ugo Cappellacci il quale, paradossalmente, è stato egli stesso presidente della Sardinia Gold Mining dal 2001 al 2003. I conti non tornano? Bene, a queste disambiguità aggiungeteci i 42 operai addetti che attendono la cassa integrazione da dicembre 2008 e che ad oggi lavorano gratis per tenere sotto controllo lo scempio ambientale più il guasto di questi giorni alle due pompe che garantiscono il mantenimento del livello di guardia del bacino di cianuro e che rischiano di riversare il liquido velenoso alla piana del Campidano. Non è tutto oro quel che luccica, quindi. Specialmente in questo caso.

Foto di Marco Pistolesi

Approfondimenti:
La lettera del sindaco di Serrenti, Luca Becciu
A.G.M.T – Associazione Geo-mineralogica Toscana
Guarda il video di denuncia dell’iRS Campidanu

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