Arte: in tempi di crisi meglio investire in arte moderna che in Borsa. Lo rivela una ricerca Upb-ArsValue
- di Redazione -
3 aprile 2009
In tempi di crisi, molto meglio investire nell’arte moderna che in azioni: è questo il risultato di una ricerca di Upb-ArsValue secondo cui “lo scenario per il mercato italiano dell’arte moderna e contemporanea non si presenta affatto drammatico, anzi questo settore sembra essere stato soltanto sfiorato dalla recessione”. Analizzando l’andamento degli indici UPB – ArsValue 50, 100 e 200 ed il rendimento dei mercati finanziari più tradizionali, emerge infatti come l’investimento in arte ne esca vincente. Chi ha investito i propririsparmi in azioni diversificate a livello globale, “nel corso del 2008 ha registrato un decremento del proprio capitale del 42% circa”. Spostando l’analisi su un intervallo temporale di lungo periodo (10 anni), l’arte si conferma invece un ottimo investimento sia in termini di redditività che di rischiosità ed un valido strumento per diversificare l’investimento dei propri risparmi. Ad esempio, chi ha investito nei 50 maggiori artisti italiani (rappresentati dall’indice UPB – ArsValue 50) si è ritrovato oggi un capitale più che raddoppiato con un rendimento di periodo del 109% e medio annuo del 7,64%. Interessanti anche i rendimenti registrati dagli indici UPB – ArsValue 100 e 200 che dal secondo semestre del 1998 al secondo semestre del 2008 sono stati rispettivamente del 70% e 67% circa con rivalutazioni medie annue del 5,43% e del 5,25%. Di contro, le borse azionarie mondiali, nello stesso periodo sono salite soltanto del 6,51% con una rivalutazione media annua dello 0,63% ben al di sotto del tasso di inflazione.
Altri studi hanno evidenziato che in passate crisi economiche, il mercato dell’arte, proprio per le sue caratteristiche di mercato rifugio, ha reagito alle turbolenze delle borse, con 12 – 18 mesi di ritardo temporale. La volatilità dei rendimenti per tutti e tre gli indici del mercato italiano dell’arte moderna e contemporanea rimane bassa e compresa in un range che va dal 3,50% (per l’UPB-ArsValue 200) al 6% circa (per l’indice dei 50 artisti).
Guardando al 2009, le prime aste del trimestre stanno fornendo “risultati rassicuranti” anche se aumenta il tasso di invenduto.
Tra le aste di maggiore rilievo del 2008, ArsValue segnala il caso di Agostino Bonalumi: la sua tela “Blu n.13″ del 1967 è stata venduta a maggio per 90.000 euro esclusi i diritti d’asta, un record per l’Italia sebbene inferiore alle previsioni della casa d’aste
Fonti:
Reuters
Agi













