Un Piano regolatore a crescita zero
- di Chiara Laterza -
26 gennaio 2009
Negli ultimi 15 anni abbiamo assistito, con più o meno consapevolezza, ad una cementificazione che ha visto sparire sotto il cemento qualcosa come 3 milioni di ettari di terreni, un tempo adibiti allo sfruttamento agricolo.
Un cospicuo trade-off, che vede da una parte l’abbaglio del guadagno facile e sicuro per la casse delle amministrazioni che investono nel comparto edile, dall’altro uno smisurato consumo di territorio che ha danneggiato e danneggerà a lungo termine non solo le città ma anche i cittadini che in quei luoghi risiedono o lavorano.
Tutto sta in una scelta delle amministrazioni locali orientata verso l’investimento nel presente o nel futuro.
Ciò di cui bisogna essere pienamente consapevoli è, comunque, il fatto che la trasformazione del suolo porta ad un cambiamento della geografia territoriale che è irreversibile. Dai dati dell’Osservatorio Nazionale sui consumi di suolo è emerso che solo in Lombardia nel periodo 1999-2004 il territorio urbanizzato è cresciuto a ritmi di 13 ettari al giorno: vale a dire che ogni anno si è cementificata un’area grande quanto Brescia mentre si decurtavano terreni agricoli o prati della grandezza di Pavia.
Naturalmente anche questi dati vanno analizzati in maniera accurata: “urbanizzare”, infatti, non vuol dire solo gettare cemento all’impazzata e accrescere la metropolizzazione delle aree rurali, bensì è anche spesso indice di una riqualificazione territoriale che, se viene portata avanti con le giuste misure, può portare a dei rincuoranti benefici quali quelli del miglioramento delle infrastrutture, ad esempio, o ad una gestione equilibrata del territorio che tenga conto del giusto compromesso tra progresso e tutela.
Le armi adottate per combattere il consumo di territorio sono rappresentate dalle varie normative urbanistiche che, in Italia, vengono emanate dalle singole Regioni (i piani urbanistici sono invece di competenza comunale). Tali norme hanno portato da una parte a scelte innovative, se non anche in alcuni casi utopiche, dall’altra a rifacimenti e a reinterpretazioni della vecchia legge urbanistica datata 1942.
Niente di più lontano dalle leggi in materia vigenti negli altri paesi europei. In Germania ad esempio, si è prevista una diminuzione del consumo territoriale che va dai 129 ettari registrati nel 2000 ai 30 ettari massimi edificabili entro il 2020; in Gran Bretagna, culla dell’urbanistica moderna, si è riusciti, attraverso una serie di leggi mirate quali la legge sulle new towns o le norme sull’applicazione nazionale delle green belts nelle aree metropolitane, a favorire la crescita degli insediamenti ed evitare la dispersione in aree periferiche che, in molti casi, sono relegate a veri e propri “dormitori” popolari.
Nella confusione generale in cui svettano numerosissime, ma purtroppo spesso disorganizzate, campagne di sensibilizzazione a favore del territorio, una su tutte si è dimostrata essere una vera buona pratica di azione ambientale e riguarda un piccolo comune nel Parco Lombardo della Valle del Ticino, riserva della Biosfera UNESCO: Cassinetta di Lugagnano è infatti il primo centro ad essersi dotato di un Piano Regolatore a crescita zero, sostenuto all’unanime dal sindaco, in primis, con l’appoggio poi di tutta la cittadinanza.
Il risparmio del suolo è il principio ispiratore del Piano che ha voluto rifiutare lo sfruttamento del suolo orientato al mero finanziamento della spesa locale.
Attraverso assemblee pubbliche, aperte a tutti i cittadini, il sindaco Domenico Finiguerra, ha proposto un’emancipazione del bilancio dagli oneri dell’urbanizzazione, ottenendo, con grande sorpresa, l’appoggio dei suoi concittadini che hanno preferito la qualità ambientale alle già collaudate politiche, rivelatesi poi fallimentari, di snellimento della pressione fiscale nel giro di pochi anni.
La campagna portata avanti dal comune e dai suoi rappresentanti ha assunto presto un’anima e un nome (e naturalmente un sito internet), nella speranza che tale esempio possa essere facilmente replicato. “Stop al consumo di territorio” è un esplicito messaggio con tanto di manifesto nazionale che, attraverso il web e una serie di incontri mirati (il primo dei quali lo scorso 24 gennaio), si propone come catalizzatore di esperienze e di buone pratiche legate alla gestione territoriale che si speri possano sfociare in azioni concrete di valorizzazione del suolo.
Ciò che non bisogna perdere di vista è infatti, non solo l’importanza della tutela e del risparmio di territorio, bensì la valorizzazione ambientale in tutti i suoi aspetti, compresi i buoni esempi di riqualificazione di aree degradate attraverso la costruzione di nuovi edifici o di nuove infrastrutture. A questo punto, però, trovare consensi da parte della popolazione può non essere facile come lo è stato per Cassinetta di Lugagnano, poiché le varie sindromi Nimby sono sempre in agguato e tutti vorrebbero dei barlumi di progresso ma nessuno li vorrebbe nel proprio cortile, appunto. Basta dare uno sguardo alla mappatura del territorio nazionale effettuata da “L’Espresso” , attraverso i satelliti di Google Earth, per rendersi conto di come in Italia siano al momento attivi 194 casi di contestazione di opere e impianti da parte della popolazione residente. Alla base di tutto c’è, secondo Alessandro Beulcke, presidente di Aris, una cattiva informazione. Le aziende, infatti, sono reticenti a mostrare ai cittadini dei dossier informativi dettagliati per paura che questi ne facciano poi un uso strumentale. Ciò che si ottiene è però un rigetto e forme di contestazione che sono simili in tutti i casi, tranne in quelli in cui la popolazione residente è invitata a partecipare e interpellata in maniera non fittizia. Proprio come nel caso della campagna sullo “Stop al consumo di territorio” che assume però toni di straordinarietà in quanto partita non da singoli cittadini inermi, bensì da un ente locale che agita come arma un Piano Regolatore. A crescita zero.
Guarda la mappa delle sindromi Nimby in Italia
Riferimenti:
Marina Dragotto, Giusi India (2007), La città da rottamare: dal dismesso al dismettibile nella città del dopoguerra, Editore Cicero, Venezia
Roberto Di Caro, L’ambiente dice 194 no, L’Espresso, 06/03/2008
www.stopalconsumoditerritorio.it
Osservatorio nazionale sui consumi di suolo










