Luneur: un parco divertimenti che non fa divertire
- di Chiara Laterza -
Il Luneur è il parco giochi più antico d’Italia e unico parco divertimenti della capitale. Dopo errori di gestione e una scarsa attenzione verso le norme di sicurezza il parco chiude nell’aprile del 2008. Oggi, dopo quasi 9 mesi di blocco totale, qualcosa sembra cambiare e dei lavori di recupero sembrano poter far ben sperare: ma la situazione, forse, non è poi così semplice come si vorrebbe far presupporre…
23 dicembre 2008
A Roma, nel cuore del quartiere Eur, a sud della capitale, esiste (o meglio esisteva) un luna park particolare: il più antico d’Italia. Nato nel 1953 in occasione della Fiera dell’Agricoltura, che si svolgeva in quegli anni proprio in quel quartiere, venne per questo chiamato Luneur. Se lo ricordano come un luogo di spasso e di divertimenti i romani che oggi hanno almeno più di 20 anni perché i più piccoli, ad oggi, non possono avere un bel ricordo di uno spazio ormai decretato fatiscente che fatica a risollevare i suoi conti economici, proponendo attrazioni ormai vecchie e soprattutto non affatto sicure. È da questi problemi che la chiusura del parco giochi della capitale è stata inevitabile, trascinando con sé gli innumerevoli problemi economici, le diatribe sulla gestione, le lamentele dei cittadini, le polemiche dei lavoratori.
Tutto è cominciato ben prima dell’aprile 2008, giorno della chiusura definitiva del luna park, e si deve andare a ricercare nella crescente situazione di degrado generale che si era venuta a creare nell’area del parco. Per 50 anni, infatti, il Luneur sembra non aver conosciuto sostanziali miglioramenti, abbellimenti, aggiornamenti, messe in sicurezza, attrazioni al passo con i tempi che testimoniassero la voglia di continuare a far divertire gli italiani in uno spazio che non fosse solo un contenitore di giostrine ma anche un ritrovo storico immerso nel verde. Ma se di ritrovo si poteva parlare, doveva riferirsi a quello di immigrati, spacciatori e ladruncoli in cerca di qualche moneta da strappare ad un flipper ormai vecchiotto e incontinente. Comincia così inarrestabile la discesa del parco. Con tanto di giro della morte. Infatti, dopo anni di crisi, di deserto e di debiti, nel marzo 2007 si istituisce per la prima volta un biglietto unico di entrata a 22 euro, fissato per emulare i grandi parchi divertimento quali Gardaland e Mirabilandia. Il biglietto di entrata per il primo è infatti di 22 euro, mentre per il secondo 27. La differenza sta nell’offerta: quasi 50 attrazioni diversificate in base al tipo di pubblico a cui sono riferite (bambini, ragazzi, spettacoli teatrali) e una scelta di ben 20 tra ristoranti e bar sono i numeri di Gardaland che poco si discostano da quelli di Mirabilandia che offre, per mantenere fede alla sua peculiarità di parco acquatico anche una spiaggia per tutte le età.
Il paragone con gli altri parchi divertimento italiani non sembra reggere se riflettiamo anche solo un minuto sul rapporto qualità/prezzo che offriva il Luneur: 30 giostre totali di cui solo 18 erano comprese nel prezzo di entrata poiché gli esercenti delle altre attrazioni non avevano aderito all’iniziativa dell’ingresso a pagamento, decisa soprattutto per scoraggiare le visite non gradite di spacciatori e barboni, poco consone in un luogo che dovrebbe rappresentare il regno dei bambini.
Ora, dopo diversi mesi di chiusura, qualcosa sembra muoversi e l’Amministratore delegato di Luneur Park Spa, Michelangelo Puglisi, sembrerebbe addirittura fiducioso in un possibile futuro raggiante del nuovo spazio adibito al divertimento che si dovrebbe raggiungere nel corso del 2009 (data da definire) grazie ai 16 milioni di euro stanziati dall’ente che detiene l’intera area. Ultimi problemi: smantellare le vecchie giostre che non rispettano i canoni di sicurezza, costruirne delle nuove più moderne e tecnologiche (adatte ad un pubblico di tutte le età) e trasferire i gestori delle attrazioni più piccole e “fuori moda” quali tirassegno, flipper e giochi per bambini in un’area adiacente al parco. Ma a sentire i gestori delle attrazioni non è tutto così semplice come si vorrebbe far credere: i dipendenti saranno infatti in cassa integrazione fino alla fine di dicembre, dopodiché non percepiranno più nulla e non avranno la possibilità di portare avanti la loro professione. I proprietari delle attrazioni chiedono infatti che si arrivi ad un compromesso, che si dia loro una buonuscita per assicurarsi i periodi di inattività dovuti ai lavori che non hanno ancora un termine stabilito o, comunque degli accordi che permettano loro di continuare a guadagnare qualcosa a giostre ferme. La Luneur Spa chiede invece solo una rapida azione di intervento per smantellare e liberare dalle vecchie giostre i 75 ettari di parco.
Incredibile come, pur essendo chiuso, la giostra degli interessi legati al Luneur proceda inarrestabile. Ci auguriamo che nel 2009 questa giostra si fermi e permetta la salita ai numerosi cittadini, romani e non, che reclamano un parco divertimenti alla stregua di quello che era e di quello che rappresentava anni fa.
Riferimenti:
Ester Palma, Luneur, al via i lavori “Qualcosa si muove”, Corriere della Sera, 22/12/2008










