Pincio: il difficile dialogo tra conservazione e sviluppo
- di Federica Dian -
Durante gli scavi per la costruzione del parcheggio sotterraneo del Pincio è emersa una domus del primo secolo a. C. . Tale ritrovamento si aggiunge ad una serie di reperti similmente ritrovati nel sottosuolo romano grazie agli scavi per la realizzazione di opere pubbliche; assieme al progetto, si pone nuovamente la necessità di trovare un giusto equilibrio tra un passato che esiste e che va preservato e un presente che aspira ad una maggiore funzionalità per poter vivere…
27 agosto 2008
A scuotere l’estate romana arriva la notizia di un altro ritrovamento archeologico di un insediamento abitativo risalente al primo secolo a. C. L’area in questione è quella al di sotto del Pincio, rinomato colle di Roma che si trova a sud del Quirinale e che guarda sul Campo Marzio. Molte famiglie importanti dell’Antica Roma avevano dimore e giardini (horti) sul Pincio nell’ultimo periodo della Repubblica Romana, tra cui gli Horti Lucullani (creati da Lucullo), dove venne uccisa Messalina, la moglie di Claudio, gli Horti Sallustiani (creati dallo storico Sallustio), gli Horti Pompeiani, e gli Horti Aciliorum, degli Acilii. Da qui l’appellativo di “colle dei giardini” (Collis Hortulorum), nome con cui veniva identificato nell’antichità . Proprio questi tesori archeologici vengono alla luce ora a seguito dell’intento di costruire nella stessa area un parcheggio a sette piani contenente 700 posti auto. L’opera commissionata dall’Atac ed eseguita dal costruttore Cerasi risale ad un “Patto per la mobilità” presentato nel 2003, con cui l’ex assessore al traffico M. Di Carlo prospettava la creazione di 1300 nuovi posti auto all’interno dei colli: il Celio, il Gianicolo, il Pincio. Quest’ultimo oggi è al centro di dibattiti tra esperti e tecnici; in particolare per i primi, a cui spetta il parere consultivo, sottolineano i “rischi irreversibili” che tale opera comporterebbe, minando il senso identitario dei luoghi e il carattere di forte unitarietà architettonica che caratterizza l’intero complesso monumentale. Per i secondi, a cui spetta invece la stesura del progetto, l’opera sarebbe funzionale al miglioramento della vivibilità del centro storico, snellendo il traffico e rendendo l’intera area circostante pedonale. Assieme alle numerose polemiche suscitate da più voci autorevoli, si ripropone nuovamente la questione di far dialogare la conservazione del passato e lo sviluppo della contemporaneità, soprattutto in una città, come quella di Roma, in cui episodi come questi sono all’ordine del giorno ogni qualvolta si decida di dare il via alla creazione di nuove opere pubbliche. Basti pensare al percorso della metro C che attraversa il centro storico, da completare interamente entro il 2015, grazie ad un impegno finanziario di poco superiore ai 3 miliardi di euro. Nella stazione Colosseo sarà realizzato un museo, e tutto il tragitto, da lì fino al Tevere, conferirà alla metropolitana un carattere archeologico, consentendo ai passeggeri di ammirare i tesori del sottosuolo romano (progetti già sperimentati con successo a Napoli con la nuova stazione progettata da Fuksas o ad Atene, in cui alcune fermate, arrivando proprio a ridosso dell’Acropoli, sono divenute dei veri e propri musei sotterranei). Una soluzione sembra esserci, che consentirebbe di mettere d’accordo sia favorevoli che contrari: quella di alleggerire il progetto stesso, apportando delle varianti (per esempio, posti auto in meno o lo spostamento verso piazza Bucarest dell’intero sedime) che consentirebbero di salvare i reperti ritrovati (che coprono solo il 40% della superficie interessata al progetto); unita a questa, anche il sollievo per le casse comunali, che così facendo allontanerebbero la perdita economica di 40 milioni di Euro, derivanti dai mancati introiti del parcheggio e dal pagamento della penale all’impresa di costruzioni. Un giusto equilibrio quindi che costituisce di certo il male minore per la città e che consentirebbe di agire, come sostiene l’archeologo Carandini, “con un occhio alla tutela del patrimonio e un occhio alla vita”.
Riferimenti:
A. Capponi, Pincio, a rischio l’identità monumentale, , Corriere della Sera, 13/08/2008
L. Garrone, “Inutile e dannoso”, Pincio sotto assedio, Corriere della Sera, 21/08/2008
P. Conti, Gli archeologi e le grandi opere. Quando l’anfora blocca il cantiere, Corriere della Sera, 21/08/2008
M. E. Fiaschetti, Pincio: la Soprintendenza: “Mai detto che non si può fare”, Corriere della Sera, 22/08/2008
V. Roidi, Polemiche e lezioni dimenticate, Corriere di Roma, 24/08/2008
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