Luci e ombre della Biennale di Venezia

- di Deborah Di Lucia -

L’archivio storico della Biennale di Venezia è lasciato al degrado nel palazzo Ca’ Corner della Regina. Il rischio è quello di perdere una memoria dal 1895, compresi pezzi unici della storia della cultura italiana del Novecento…

4 settembre 2007

venezia

In questi mesi estivi i riflettori dell’universo culturale sono tutti puntati su Venezia e la sua Biennale. Prima quella di teatro, danza e architettura, poi arte e cinema in questi giorni, infine quella di musica a ottobre.
La Biennale di Venezia è da oltre un secolo una delle istituzioni culturali più prestigiose al mondo e continua a promuovere le nuove tendenze artistiche, organizzando manifestazioni internazionali nelle arti contemporanee, secondo un modello pluridisciplinare che ne caratterizza l’unicità .
Nata nel 1895, la sua memoria storica è smisurata. La cura della conservazione della documentazione relativa alla Biennale è affidata dal 1930 all’ASAC, l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee, che ha ereditato il lavoro dell’Istituto Storico d’Arte Contemporanea, il primo nucleo delle raccolte archivistiche della Fondazione. L’archivio conserva circa tre milioni di documenti: 1200 film, 600mila fotografie, 40mila diapositive, quattromila pezzi tra partiture e spartiti, quasi tremila periodici, oltre 100mil libri e cataloghi, 13mila manifesti e locandine, quattromila dischi in vinile, ottomila video e, infine, un fondo artistico di circa 2500 opere. E molto altro ancora.
Il tesoro di valore inestimabile è, però, in serio rischio a causa del degrado dello stato di conservazione. Imballate in centinaia di scatoloni, le opere giacciono depositate nel fatiscente palazzo Ca’ Corner della Regina a Venezia. Non esiste un inventario, né catalogazione delle opere. Addirittura alcuni pezzi sarebbero scomparsi.
A sollevare il grido d’allarme è il direttore dell’ASAC, Giorgio Busetto: “Rischiamo di perdere un’importante patrimonio del ’900″. Abbiamo trovato una situazione drammatica e stiamo lavorando per arginare l’emorragia, ma siamo senza fondi sufficienti, senza sede definitiva”. Per correre ai ripari, un terzo del materiale è stato trasferito a Marghera, nella nuova sede della fondazione nel Parco Scientifico e Tecnologico di Vega, ottocento pellicole affidate alla Cineteca di Milano. Il problema sostanziale è solo uno: la mancanza di fondi. L’archivio ha a disposizione un milione di euro l’anno contro i circa 25 milioni richiesti per una nuova struttura fruibile al pubblico,per mettere in sicurezza il materiale e effettuare una catalogazione e digitalizzazione.
Dal canto suo, Massimo Cacciari, sindaco di Venezia e vicepresidente della Biennale, esprime indignazione per la situazione in cui verte il patrimonio culturale della Biennale. La Fondazione dovrebbe tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio documentale di tutti i settori. “Da anni ci battiamo perché la fondazione assegni all’archivio un ruolo centrale nella produzione permanente della Biennale, affidando, per prima cosa, maggiori risorse. Ma sia lo Stato che la Fondazione sono assenti”afferma Cacciari.
Il comune di Venezia avrebbe in progetto di sistemare l’ASAC all’Arsenale, per far vivere la Biennale tutto l’anno. Ma non è che un intermediario. La decisione definitiva spetta alla Fondazione.

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