Interfacce urbane

- di Luca Ruali -

28 aprile 2006

città
Come meccanismo di flussi organizzati lungo le infrastrutture di comunicazione, la città esprime tutta la sua potenza nella ritmica quotidiana cui sottopone edifici e persone. Un ritmo collettivo che non deve sottoindere un senso di partecipazione. Si tratta infatti della pura addizione di comportamenti individuali. Tutti simili. E’ un meccanismo che non consente antagonismi, nessuna valutazione comparativa è possibile in confronto al suo peso ed alla sua immanenza quotidiana.

qualità architettonica
Scansata dai flussi urbani, l’architettura non riesce a mantenersi in emersione attraverso una qualità diffusa sistematicamente impedita dalle consolidate regole produttive. La strategia della qualità in architettura è allora quella di proporre singoli edifici-isola estremamente pubblicizzati. Pensiamo al caso di Roma dove la realizzazione dell’Auditorium Parco della Musica ha avuto la capacità di totalizzare la scena mediatica per tutto il periodo della sua concezione e realizzazione. Ma si tratta di isole statiche, non adeguate al quotidiano, eccezionali per funzione e fruizione. Sempre a Roma occorre forse risalire al concorso del 1933 per la realizzazione di tre edifici postali per rintracciare la volontà di realizzare qualità architettonica legata ad un uso quotidiano e non rappresentativo. Resa esausta dalla città l’architettura vede svuotate di significato anche le sue tipologie consuete. Uno dei paradossi della postmodernità indica come unica piazza ancora esistente l’unione immensa e particellare degli spazi in cui ciascuno di noi guarda la televisione: milioni di spazi in cui tutti costruiamo una relazione culturale comune ma attraverso una esperienza del tutto solistica.

nuove interfacce
Ma recentemente la strategia dell’isola è adottata, in positivo, anche da presenze tecnologiche che hanno il peso dell’installazione e che la loro origine spesso commerciale fa comparire in posizioni collegate ai flussi urbani. Può essere il caso delle vetrine interattive proposte da alcuni gestori di telefonia cellulare o di sperimentazioni informative delle amministrazioni comunali. Si tratta però di operazioni minime e singolari, che non hanno ancora la capacità di configurarsi come nodi di una rete, ma che nei confronti delle isole architettoniche sono ad un livello evolutivo superiore riguardo la capacità di adeguamento ai flussi urbani: hanno appreso la leggerezza conformandosi ai flussi ed assecondandone il movimento senza esserne travolti, riuscendo anche a volte ad essere obiettivo dei flussi stessi. L’impossibilità di affermazione come sistema di queste presenze tecnologiche è dovuta da una mancanza di strategia anche amministrativa che coordini le singole iniziative sul territorio e soprattutto da un’assenza di progettazione delle funzioni che questi rari hotspot offrono (nel migliore dei casi complesse interfacce capacitive bluetooth o infrarossi servono a scaricare suonerie polifoniche). Anche quando una rete di comunicazione viene gestita dall’amministrazione comunale i risultati non sono migliori: ledwall da centinaia di migliaia di euro installati lungo le arterie di traffico servono solo a ricordarci scadenze relative a tagliandi e bollini vari. Si tratta comunque di segni di una possibile interfaccia urbana diversa da quella che la città impone.

La nuova Kunsthaus di Graz realizzata da Peter Cook e Colin Fournier ripropone la possibilità di considerare la scena architettonica ed urbana come interfaccia di comunicazione. Infatti dal maxi schermo a led, alle video proiezioni ad alta risoluzione ed alta luminosità, l’immagine digitale ha assunto ormai formati espandibili e modulari, che possono coincidere con gli elementi del lessico architettonico: finestre, pareti, facciate. Queste superfici architettoniche dovranno diventare interfacce di comunicazione gestibili da utenti in movimento, dotati di telefoni cellulari e/o palm-top della terza generazione. Servizi ed eventi personalizzati saranno attivati dalla semplice presenza di un utente nello spazio architettonico e urbano interattivo, qualità e numero di presenze saranno rilevate in tempo reale da sensori, dal positioning system satellitare (GPS) o dalle celle dei ponti radio della telefonia mobile.

l’architetto
Insieme a molte altre figure professionali, e’ direttamente chiamato ad inventare, comporre e gestire allestimenti per la tele-contiguità e la stereorealta’ dello spazio fisico reale. La convergenza dei media sul mobile-internet dialogherà sempre di più con lo spazio reale in una condizione ibrida di ‘virtuale-nel-reale’ che oggi possiamo solo immaginare e che dovrà sviluppare un autentico concetto di interattività basata sulle nostre interfacce naturali.

Riferimenti:
www.musicaperroma.it

www.kunsthausgraz.at

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